martedì 12 dicembre 2017

"Rifare un Galaxy in fibra dal modello in legno originale" di Salvatore Amato





Salve a tutti gli amici del Blog Modellismo che Passione www.modellismo.me.


Sono Salvatore, appassionato di aeromodellismo a scoppio rc da un pò di tempo.


Sono già apparso su questo blog, riguardo il restauro del mio modello Devil, questa volta invece, voglio mostrarvi la realizzazione di una fusoliera in resina poliestere, clonata da un aeromodello "montato".


Per la realizzazione dello stampo (senza sacrificare minimamente la fusoliera in balsa) ho usato un qualsiasi campione di aeromodello, nel caso in questione il Galaxy ORIGINALE  Benfa/Merati anni 80 in balsa.
Il problema infatti è proprio la "fusoliera montata in balsa" perchè:


 1) bisogna di non rovinare la fusoliera assemblata appesantendola di stucco ed evitare di scollare i piani di quota per poi reincollarli;

 2) Ho dovuto utilizzare uno stucco particolare trasparente per ottenere una superficie abbastanza liscia, per poi avere alla fine lo stampo anche lucido.

Ho separato i piani di quota con dei listelli distanziandoli circa due centimetri dalla fuso. 
Dopo la preparazione, ho passato tre mani di cera alla fusoliera a distanza di un paio di ore l'una dall'altra e alla fine il distaccante polivinilico a spruzzo.

Dopo aver separato la fusoliera con una mezzeria in compensato rimovibile da 3 mm per tutto il perimetro, ho iniziato la laminazione con addensante poliestere e fibra di vetro fine, per poi passare a quella di spessore superiore.

Dopo aver realizzato i due mezzi stampi, ho corretto con dello stucco metallico l'interno dello stampo e successivamente ho proceduto a passare il distaccante per la successiva finale laminazione.
Il risultato ottenuto è stato quello di avere una fusoliera e copri marmitta da gr. 500 di peso.

Posso considerarmi soddisfatto, quindi! Ho completato quindi il Galaxy con il successivo montaggio dei piani di quota e le ali con gli analoghi profili del mio Galaxy  originale.



Nel caso qualche amico abbia bisogno di ulteriori chiarimenti o magari una replica della mia fusoliera del Galaxy, sarò felice di aiutarlo.



Saluti a tutti.
Salvatore cell. 3687816389 amato.salvatore52@gmail.com 






giovedì 4 maggio 2017

Stella d’Oro Aeromodello Old Timer by Antonio Russo

Stella d’Oro
 – aeromodello classe old timer adattato al volo RC -
     La Storia
     L’atto di nascita dell'aeromodellismo Old Timer data a metà degli anni '50 ( ed anche la mia … !)  quando apparvero articoli su Model Airplane News nel 1955 e poi nel 1959 i primi articoli. In quell'anno Joe Wagner dette vita al Model Engine Collector, che contribuì a radunare i collezionisti di motori. I primi incontri agonistici si tennero  nel 1961 e ad organizzarli  si prestò l'Associazione Aeromodellistica di Stockton su proposta di Bob Bowen, membro della stessa e di John Pond, dei Vultures di San Francisco, pubblicate  sul numero di maggio 1962 di Model Airplane News .
 Ma l’aeromodellismo non nasce in quegli anni. E bene ricordare che il primo apparecchio  che abbia volato (!) risale al 1871, per opera del francese Alfons Peneaud ed era appunto un piccolo (il suo … piccolo ) “ aeroplane automoteur”  propulso da un semplicissimo motore ad elastico che opportunamente attorcigliato,  azionava una rudimentale elica, che spinse in volo l’apparecchio per parecchie centinaia di metri , oltre trent’anni prima che i Wright volassero per poche decine di metri !  E proprio questo sistema propulsivo, che nei primi decenni del successivo XX secolo, permetterà, unitamente al volo librato, il diffondersi dell’aeromodellismo dinamico. Il dopo guerra,  le nuove tecnologie e l’avvento della micro motoristica a combustione interna, permetterà l’evoluzione che giungerà sino a Noi, con le turbine a gas e la  “ pulita” propulsione elettrica brushless . Saranno gli anni 50/60 del novecento a dare maggior impulso all’attività in volo libero di questo genere di aeromodelli che, oggi, SAM Italia intende riproporre in chiave, sì radio controllata, ma comunque ispirata a quei canoni ufficiali.  
La costruzione
Ebbene il modello che vado a presentare, è tratto dai disegni di Pietro Gnesi e risale appunto alla seconda metà degli anni cinquanta. Un classico e con la “classica” architettura alare a doppio diedro positivo ( 3° + 3° per semiala di diedro)  realizzata in listelli di Ayouse e centine in legno di balsa dello spessore di mm 2. La capriata di sostegno alare  consiglio sia munita di guancette laterali in balsa anche da 2 o 3 mm, onde evitare lo sbandieramento in volo. L’ala va fissata alla fusoliera con i comuni ma efficacissimi elastici da ufficio, capaci di assorbire le “flettenze” ed i piccoli urti in atterraggio o in rullaggio.

  La fusoliera è realizzata in traliccio di listelli dello stesso legno, leggero e resistente, allineate da ordinate in legno compensato di pioppo da mm. 3 ed irrobustito con listelli di balsa, a sezione quadra, da 5 mm. I Piani mobili di coda, ovvero stabilizzatore / elevatore  e deriva/direzionale, sono anch’essi ricavati con gli stessi materiali dell’ala e le sole parti fisse sono in legno di balsa intero, opportunamente sagomate e rifinite. La copertura  è stata realizzata con il classico film di tessuto plastificato termoadesivo del tipo Oracover.  
I comandi delle parti mobili  sono stati realizzati con la classica tirantiera (andata/ ritorno)  in filo d’acciaio plastificato da pesca, sicuro, pratico e molto economico. Il comando motore, invece, attraverso la comune barretta di acciaio comandata dal servo motore. La risposta dei comandi avviene con normalissimi micro servi. Essendo un “due assi” non dispone di alettoni per la virata, sfruttando, in tal caso, l’effetto “banderuola” dovuto all’elevato angolo diedro ed al timone direzionale di coda. 
 Il motore impiegato è il vecchio ma sempre efficiente e sicuro Supetrigre X 11 da 1,7 cc  “Testa Blu”. Questa serie di motori, risalenti agli anni 80 ( ottima annata …) di fabbricazione “ITALIANA”  e sottolineo italiana, atteso che i migliori ed anche i più belli (!) tra motori per modellismo al mondo, sono nati dall’ingegno di questo Paese (!) con elica 7 x 3+ ½ , ha dato valida conferma delle sue qualità. Il modello originale montava un motore da 2 CC a ciclo diesel, ovvero ad autoaccensione … 
           








  Dovendolo adattare al volo RC, ho apportato alcune modifiche che consiglio a chi fosse interessato a realizzarlo. Infatti, ho  ridotto la superficie del piano di coda del 10 % circa  ed aggiunto il piano mobile elevatore. Aumentato del 20 % la superficie complessiva della deriva/ direzionale per adattarlo ai comandi; creato una  custodia per il serbatoio, l’apparato ricevente, la batteria e collegamenti vitali e le sedi di alloggiamento dei servi. Tanto che da ”una” siamo passati a cinque stelle … d’oro e dunque dovremo chiamarlo”Cinque Stelle” , tra l’altro non è statico …










In Volo   
Il modello nato per volo libero é  “ auto stabile” e come tale, nonostante i miei “ radiodisturbi” ha mantenuto il suo DNA originale… La potenza dell’X 11 è stata largamente superiore alla bisogna e la sua affidabilità e rispondenza hanno fatto sì che per volare per circa 20 minuti e senza il pieno miscela … ha necessitato solo del minimo del gas … Ho però impiegato una elica in legno di mia costruzione( non disponendo più di 7x 3/5 ) da 7,5 x 4 a pale spesse.  

E’ dolcissimo nei comandi con la classica risposta alla “ banderuola” e nel volo planato viene giù a piuma. In sintesi volare con un simpatico attrezzo come questo, ti riporta in un tempo dove l’aeromodellismo era sacrificio, fatica ma tanta soddisfazione! Quel che si ripropone SAM Italia sta anche nel restituire un “po” di quel tempo!
 Arrivederci  dunque al prossimo modello ed anche all’incontro con gli aeromodelli storici  presso l’aviosuperfice “ Alipuglia” di Oria  (BR). Un cordiale saluto


                                                                                      Antonio Russo

mercoledì 5 aprile 2017

F104 "Tiger Profile" by Antonio Di Giacomo

F 104 in scala 1/15, Profile in Depron rivestito in PVC lucido.

Per altre foto vi invito a cliccare sul seguente link : F 104 Profile o cliccando sulla foto sottostante


Lunghezza 107cm, apertura alare 43cm
Motorizzabile ad elica spingete (consigliato), con potenze di 180/200W o con una ventola da 50mm.



venerdì 17 marzo 2017

il restauro di un aeromodello distrutto...il Devil di Salvatore Amato

Riceviamo dal nostro amico Salvatore Amato, un interessante e particolare articolo, riguardante un restauro...anzi una quasi totale ricostruzione di un aeromodello...in un periodo in cui, non solo si costruisce sempre meno, ma si "butta via "facilmente un modello, anche quando il danno è riparabilissimo o lieve...leggete, guardate e meditate...                   ADG
La parola a Salvatore:

Era l'anno 1978, quando acquistai a Palermo, in via Terra Santa, la mia prima scatola di montaggio rc del Devil prodotto dalla SG, senza alettoni, da1,5m di apertura alare e motore da 3,5/5 cc. 
Dopo averlo costruito, lo unii alla famosa radio 4 canali Futaba FP-T4FN - 72 AM, con la quale appresi il volo con grande passione.
Purtroppo, dopo diversi mesi e voli, a causa di un'interferenza o problemi alle batterie, il modello andò giù rovinosamente, senza poterlo controllare, causando la totale distruzione dell'ala e buona parte della fusoliera...così i resti del mio aeromodello Devil finirono abbandonati in una cantina per circa 40 anni.
Giorni fa, cercando qualcosa in mezzo a tante altre, mi ritrovo la reliquia della fusoliera del vecchio Devil, che mi fece ricordare i tanti voli nel periodo della giovinezza...decidendo così di restaurarlo completamente, ricostruendo una nuova ala, dotandola anche di alettoni.
All'inizio ho pensato che forse il gioco non valeva la candela, tanto lavoro da fare, cercare di contenere il peso...ma poi ho iniziato e non solo l'ho portato a termine...ma prestando attenzione, sono riuscito a restaurarlo e a contenere anche il peso in 2100g!
Con estrema modestia vi mostro le foto del processo di restauro del mio Devil, che ho collaudato con successo, proprio il giorno in cui vi sto scrivendo.

                                                                                                     Salvatore Amato














giovedì 16 marzo 2017

news modelli di Renato Ferrario

Ancora un graziosissimo modello del nostro Caro Amico Renato Ferrario...ecco l'ultimo che ha realizzato...un vero gioiellino in attesa del collaudo.
Il modello ha un'apertura alare di 88cm, un peso in ordine di volo di 300grammi ed è motorizzato con un piccolo motorello cinesino da 20g e 2300Kv.
Complimenti Renato...è sempre un piacere vedere i tuoi bellissimi modelli!!!





il piccolo racer a scoppio di Luca Potenzoni

Tornano sulle nostre pagine gli amici Renato Ferrario e Luca Potenzoni, per mostrarci i loro modelli, in particolare Renato Ferrario ci invia le foto di un particolare modello di Luca (che è un suo allievo, ormai giunto a maturità modellistica di notevole livello):


Il modello è un piccolo racer costruito in balsa e motorizzato a scoppio. Luca si è ispirato al SONIC di Antonio Di Giacomo, ma realizzando un graziosissimo e accattivante racer del tutto nuovo, con un motore Glow 1,5cc traente, ala in balsa da 6mm profilata, impennaggi da 4mm e fusoliera da 3mm.







Con un'apertura alare di 71cm , un peso in ordine di volo di 480g, sta riscuotendo un gran successo tra i soci del Club Mach aurora di Milano.







Oltre al piccolo racer, Luca ha realizzato anche questo acro in balsa...insomma sempre bei modelli, Complimenti Luca!!!












sabato 4 marzo 2017

P-51B Mustang 1/48 Tamiya by Giuseppe Schettini


Tamiya P-51B Mustang 1/48 
 Giuseppe Schettini



Qualche mese fa mi venne chiesto:  “quale è secondo te l’aereo migliore della storia, quello che ti piace di più?” Io risposi: “Beh, non ce n’è uno, ci sono tanti ottimi aerei che hanno fatto la storia”. E via con un elenco di aerei che hanno sempre campeggiato nella mia immaginazione di bambino e di adulto, dall’ F-104 al Su-27, dal DC-3 al all’F-14. Tra questi c’era il P-51.

A Natale, sorpresa! Babbo Natale mi porta un kit della Tamiya, con un P-51B in scala 1:48 e alcuni colori Tamiya a corredo. Erano più di vent’anni che non assemblavo un modellino in scala: l’Università, il lavoro, il non avere lo spazio e il tempo necessario... Insomma, di colpo sono ridiventato per un istante un ragazzino, e non poteva esserci un regalo più gradito.
Ma...ricominciare da zero! Non un pennello, non una pinzetta, niente di niente. Così, un po’ con l’ansia di dover onorare un regalo così gradito e portare a termine il lavoro, un po’ con la curiosità e l’entusiasmo del ragazzino che si era risvegliato in me, mi sono armato di pazienza e, utilizzando il tempo libero che, coincidenza, ultimamente non mancava, mi sono armato di tutti gli strumenti e del materiale mancante, in parte affidandomi all’istinto in ferramenta, in parte con l’aiuto di un negozio specializzato.

Prima di partire, e dopo aver scelto la versione da realizzare, mi sono documentato su internet, cercando foto, notizie, informazioni sulla biografia del pilota che mi aiutassero a riprodurre un modello quanto più verosimile storicamente.



Il Kit Tamiya è estremamente ben fatto, pieno di tanta precisione nipponica. Sufficientemente dettagliato (quanto basta per non farti lavorare su dettagli che risulteranno poco o per nulla visibili), con un numero di pezzi ragionevole, studiati in modo da assemblarsi in maniera “furba”, nascondendo quanto più possibile le giunzioni e facendole coincidere il più possibile con le linee della pannellatura. Inoltre i vari pezzi si assemblano quasi senza bisogno di colla, con una precisione assoluta e la qualità della plastica è indiscutibile. Ci sono davvero pochissimi errori nella fabbricazione. Le decal sono molto dettagliate. Ce ne sono alcune di un paio di millimetri di lunghezza... Le Istruzioni sono puntuali e precise,  e guidano agevolmente ad assemblare le diverse versioni proposte.

Si intenda, questa è l’opinione praticamente di un neofita, ma è confortata dalle tante opinioni positive sul kit che si trovano in giro per il Web.

A proposito di versioni, ce ne sono tre. Io ho scelto lo “Shangri-La” del Capitano “Don” Gentile. Andando avanti con la costruzione ci si accorge che di questo vengono proposte addirittura due varianti relative a due periodi differenti, che si differenziano per una decal (quella dei “kills” di aerei tedeschi rappresentati da croci nere sotto il tettuccio) e per la colorazione dell’ogiva dell’elica (rossa, o rossa e bianca). La precisione storica di questo dettaglio è sorprendente. Cercando foto dell’aereo sul Web, viene confermata.
Le versioni possibili del tettuccio sono addirittura tre: una completamente chiusa, una aperta e una variante “a bolla” nota come “Malcom Hood”. Una piccola imprecisione storica è presente nei serbatoi subalari “Paper Tanks” opzionali. Lo squadron a cui apparteneva l’aereo non li aveva ancora ricevuti (Marzo del 1944) e operava con i serbatoi metallici “a goccia” tradizionali. Non essendo questi presenti nel kit, ritenendomi non ancora pronto a realizzarli e non avendo voglia di acquistarli separatamente, ho deciso di farne a meno.
Mi sono concesso un piccolo vezzo, acquistando su eBay, ad un prezzo molto contenuto, un pannello strumenti fotoinciso (Yahu, produzione polacca, un gioiellino!) da applicare su quello originale. In realtà ho ritenuto opportuno tagliare via il vecchio e applicare quello nuovo. Qui una nota da tenere in mente per i futuri modelli, consiglio mai ripetuto abbastanza dai modellisti più esperti: Provare, provare, provare, provare, prima di fare operazioni più o meno irreversibili. Nell’assemblare la fusoliera, la compressione del pannello, costituito da tre sottilissimi lamierini sovrapposti, tra i due semigusci, lo ha fatto disaccoppiare, costringendomi ad un delicato intervento di “chirurgia laparoscopica”a fusoliera assemblata per metterlo a posto in modo accettabile.
Carrello, su o giù? Flap, su o giù? Pilota, si o no? Tettuccio, aperto o chiuso? Paratia del radiatore, aperta o chiusa? Superfici di controllo, in posizione neutra, o no? Dopo aver rimuginato un po’ ecco la decisione: Senza pilota, quindi aereo a terra, con tutta la biancheria esposta e tettuccio aperto. 

L’abitacolo non prevede la possibilità dell’assenza del pilota. Perciò ho dovuto ricostruire le cinture di sicurezza slacciate sul sedile, ispirandomi ad una foto e utilizzando delle sottili strisce di alluminio da cucina. Si trovano tanti kit per riprodurre un cockpit iper-realistico ma, siamo seri, ci sarà davvero qualcuno che andrà a sbirciare nel cockpit per vedere a malapena il mio pannello fotoinciso superdettagliato? Essendo il mio primo modello dopo decenni di inattività, mi sono accontentato.
Il tettuccio aperto ha comportato una fase di minuta colorazione sui traparenti del telaio interno ed esterno, di colori differenti (con la speranza di aver azzeccato la tonalità storicamente corretta di Primer verde all’interno dell’abitacolo). L’incollaggio è avvenuto con colla vinilica per preservare la trasparenza in caso di sbavature.
Niente aerografo. Spendere tanti soldi per colorare pochi centimetri quadri di modello a costo di un grande spreco di colore e con la necessità di avere uno spazio adeguato per farlo non mi ispirava. Inoltre, l’aerografo, bisogna imparare ad usarlo. Ci penserò in futuro, quando potrò considerarmi un modellista esperto. Per ora, caro vecchio pennello e tanta sperimentazione.
A modello finito è seguita una fase di sporcatura e invecchiamento, nonché  di dettaglio delle viti e delle chiodature che risultano visibili nelle foto originali. L’invecchiamento non avrebbe dovuto essere eccessivo: l’aeroplano era arrivato allo Squadron da poche settimane e l’uso particolarmente intenso comportava soltanto qualche scrostatura qua e là. Purtroppo di lì a un mese nemmeno, l’aereo sarebbe finito distrutto per una “bravata” davanti ai giornalisti che costò il ritorno in patria al pilota.

Colorando, di rosso due pezzettini di nastro adesivo, ho riprodotto le coperture rosse di stoffa che si utilizzavano in quel periodo per proteggere dallo sporco le canne delle mitragliatrici. Dettaglio presente in tutte le foto d’epoca ma quasi mai riprodotto nei modelli.
Come vedete dalle foto, il risultato del mio lavoro non è poi tanto male. C’è qualche errore qua e la che spero di non ripetere in futuro. La prima cosa che mi viene in mente è la distanza che c’è tra la decal a scacchi sotto gli scarichi del motore e la fascia rossa sul muso dell’aereo, che non dovrebbe esserci e avrei potuto evitare facendo più attenzione alla larghezza della fascia rossa.

Al prossimo modello!


Giuseppe Schettini