martedì 31 maggio 2016

Oria 22 maggio 2016


Una data come tante vissuta nella quotidianità per tanti, ma per alcuni, una data che resterà nella memoria ed entra nella storia.
 In questa soleggiata e quasi estiva domenica di maggio, i piloti VDS e gli aeromodellisti, cultori della disciplina storica “Old Timer”, nella bene organizzata e curata  (con quel sottile crisma di disciplina militare che non sfugge a chi, come me, quel mondo…lo ha vissuto per decenni!) associazione aeronautica sportiva  Alipuglia,  sita in agro del comune di Oria (BR), hanno  accolto, in festosità ed amicizia, gli amici appassionati del “due ruote” italiano più noto al mondo da ben settant’anni, la Vespa Piaggio!
Un mito che da allora ci accompagna (e chi non l’ha mai guidata o posseduta?) che è e rimane anche motivo di orgoglio per il “bello italiano”! Ma cosa possa accumunare o comunque avvicinare due mondi così diversi, legati solo dal vincolo della passione? Ebbene, la Vespa Piaggio nasce settant’anni fa e l’aeromodellismo in stile Old Timer più o meno nel dopoguerra, dunque coetanei. Ma...il volo? E la risposta non tarda ad arrivare:  la Vespa nasce dalla matita di Corradino D’Ascanio: Un ingegnere aeronautico, noto in questa parte di storia, per essere stato il primo a progettare e far volare un elicottero al mondo, naturalmente in Italia e nel 1930! Finita la disastrosa guerra le industrie meccaniche, navali ed aeronautiche subiscono pesanti ristrettezze e D’Ascanio, che lavorava per Piaggio e che sino ad allora costruiva motori ed aeroplani, deve adattarsi in qualche cos’altro … Pensa così ad un mezzo per trasporto su due ruote, dove anche le signore possono viaggiare e senza problemi … Ed ecco che nasce la Vespa che, come diceva una pubblicità del tempo, metteva le ali ai piedi degli italiani!
Nella mattina di domenica, si raggiunge il campo e si montano i modelli  e, nel mio “angolo”, si espone la rassegna dei motori  d’epoca, dal 1965 (anno in cui mi sono timidamente avvicinato al mondo dell’aeromodellismo) agli anni recenti, corredata della biblioteca tecnica per gli stessi anni e che conservo con cura (per alcuni definita, addirittura maniacale … ma io non li credo...), ecco l’inaspettata e simpaticissima visita di un elicottero Agusta AB 412 del Vigili del Fuoco, che ha armoniosamente aperto, con il suo passaggio di saluto, la “ kermesse “ del santo padrono del volo...
I modelli presentati ed esibiti non erano semplici apparecchi in miniatura in grado di volare. Si tratta di opere d’arte aeromodellistica che solo la pazienza, la determinazione, la passione e la caparbietà del cultore di queste discipline sa dare! Questi apparecchi non si improvvisano e non sono acquistabili già pre-assemblati o pre-montati o, a dirla in breve, vai sul campo e voli. No, questi sono costruiti con legno di balsa ed olio di gomito!  E’ qui che si varca la sottile linea di confine tra modellismo ed opera d’arte aviatoria.  Basti pensare che da quando nacque questa disciplina, fine anni  quaranta e sino agli anni 60 (che durò!), si effettuarono solo gare in volo libero. Per durata e distanza e dunque il solo modo per ottenere “risultati” felici e la stessa vita del modello, consisteva nel costruirli oltre la perfezione, strutturale ed aerodinamica! Due formule, per gli amanti dei tecnicismi, devo richiamare, ovvero la categoria motomodelli sport  ½ A , conosciuta come Texaco, che prevedeva motori a combustione interna, sino ad massimo di un centimetro cubo di cilindrata e peso  minimo di 169 gr. e  con 7 secondi funzionamento motore! A quella con modelli motorizzati sino a 5 CC. Oggi, con l’avvento dei modernissimi motori elettrici brushless ed i sicuri ed affidabili radiocomandi sulle frequenze altissime di 2,4 Ghz,  tanto è cambiato, ma non lo spirito, quello si è trasmesso intatto!
Mentre nell’attesa che il nutritissimo gruppo dei ”vespari” raggiungesse l’area del campo di volo, si consumavano con cadenza sostenuta le varie esibizioni in volo dei modelli a motore, degli alianti e degli aquiloni, dove ogni commento era superato dalla visione armoniosa dei “fratelli minori “ della vasta famiglia aeronautica.
Guadagnandoci  uno spazio d’angolo, io ed il mio caro vecchio amico Michele Scotto (che nell’aeromodellismo salentino e non solo, rappresenta una vera ed assoluta “istituzione”), stendiamo  cavi e manopola per lanciarci con  un U-Controll ( questi insopportabili terminacci anglosassoni …) ovvero un modello in volo vincolato circolare ! Il vecchio Super Stund. Si, uno di quelli che hanno rappresentato il solo modo di pilotare un aeromodello a motore, attraverso due cavi in acciaio collegati ad una maniglia impugnata con la mano ed al cui movimento in su o in giù corrisponde il cabra/picchia del modello vincolato nel volo in circolo di cui il pilota fa da centro. Nonostante la non più verde chioma … ne è valsa la pena... la maniglia non si scorda mai! Divertimento assoluto, grazie Michele per la tua disponibilità e per i modelli che hai esibito e fra questi un acrobatico di Carlo Bottari con numero di licenza FAI 309 !
All’ora prevista, ovvero quando anche lo stomaco chiama in causa, ecco che arriva il nutritissimo, ad occhio erano oltre quaranta,  gruppo dei vespari, accolti con i crismi tipici della calorosa ospitalità salentina. Un buffett d’ogni ben di Dio, seguito dall’immancabile e superlativo rosso Primitivo di quella terra …  Ma oltre ciò, il nostro caro Aldo Nardelli, coordinatore  Sudinvolo per Alipuglia, in omaggio agli ospiti, ha portato in volo un Efa 2000 Typhoon a getto, per dare prova di continuità di spirito tra antico e moderno.
E come ogni cerimonia che si rispetti, non poteva non esserci il pranzo  d’eccellenza presso la vicina struttura turistica di Parco Laurito con la sua squisita cucina tipica e, non vado oltre…
Il più vivo ringraziamento lo dobbiamo, tutti noi partecipanti ed ospiti, a chi quest’evento lo ha pensato, organizzato e brillantemente messo in essere: l’inossidabile forza motrice di Aldo Luparelli,quale coordinatore aeromodellista anziano e competente, entusiasticamente supportato da Miki Fino, presidente pro-tempore dell’associazione;
Santino Però, segretario omni tuttofare e qualcos’altro in più …  che hanno collaborato per la buona riuscita dell’incontro che ha permesso di scrivere quest’ennesima bella pagina  di storia dell’aeromodellismo italiano.  Era dal 26 giugno 1997, quando grazie a SAM Italia, proprio in quegli agri e con lo stesso entusiasmo, unitamente ad altri  cari amici, che ora non ci sono più (!), scrivevamo quella pagina di storia aeromodellistica dedicata all’Old Timer.
 Facciamo in modo che quelle sane e  buone tradizioni continuino a  perdurare nel tempo.
E’stato un piacere esserci. Un onore parteciparvi. Una soddisfazione collaborare, acchè tutto funzionasse alla perfezione! Arrivederci dunque al prossimo incontro.
   
                                                                                    Antonio Russo   

  

lunedì 23 maggio 2016

Rumpler C-IV scala 1:8,38 by Antonio Russo

Il Rumpler C-IV  un’eccezionale apparecchio di cent’anni fa

di Antonio Russo


La Storia
Il Rumpler C.IV, fu un aereo da ricognizione monomotore biplano, sviluppato dall'azienda aeronautica tedesco imperiale Rumpler Flugzeugwerke GmbH, negli anni dieci del XX secolo e prodotto, oltre che dalla Brandenburg, M.F.W. ed alla Bayru che nelle varie versioni, venne costruito dal 1914 al febbraio del 1918. 
Il velivolo sin dalla versione “C 1”  del 1914 – nella classificazione aeronautica tedesca del tempo con C si indicava un apparecchio da osservazione/ricognizione – si dimostrò  all’altezza del suo compito ed in virtù di questo, l’alto comando germanico ne incitò l’evoluzione ed il numero di esemplari sino ad arrivare al C – VII per il volo ad alta quota, 7300 mt, munendo gli equipaggi di una speciale tuta termica (!), avviando così il futuro della moderna aeronautica per gli impieghi d’alta quota.
L’apparecchio era equipaggiato con 2 unità operative. Il pilota che, occupando il posto anteriore, provvedeva  alla conduzione dell’aereo ed all’impiego dell’arma fissata in fusoliera, una Spandau cal. 8,   sparante attraverso il disco dell’elica. L’osservatore, che occupava la postazione alle spalle del pilota e provvedeva alla difesa caudale a mezzo della mitragliera brandeggiabile MG 8/15 ed in qualche versione ne vennero montate 2. Effettuava le riprese fotografiche delle postazioni nemiche; sganciava  le bombe contenute in un massimo di 100 kg poste ai fianchi della fusoliera;  effettuava le trasmissioni “radio” essendo questo velivolo, per la prima volta nella storia aeronautica, ad essere dotato di apparato radio!     
Il motore del Rumpler  C – IV e sino alla versione  C –VII, era il nuovo ed affidabilissimo  Mercedes Bens D IV a 6 cilindri in linea, erogante la potenza max di 260 CV. Per quei tempi una vera  novità, basti pensare che proprio questa unità propulsiva, per la prima volta nella storia motoristica, montava l’albero a camme in testa, garantendo proprio quell’affidabilità di cui un velivolo da combattimento aveva bisogno!   Lo scarico dei gas avveniva convogliando gli stessi al di sopra dell’ala superiore, onde evitare che investissero l’equipaggio.
La versione per l’impiego ad alta quota era appositamente munita di motore Maybach C IV da 240 cv servo compresso.

Dati tecnici
per le varie versioni da C1 a C 7:
Velocità massima:  152 – 171 km/h
Lunghezza:  7,85  a 8,41 m
Apertura alare: 12,15 -  12,67 m
Armamento 2 – 3 mitragliatrici cal. 8 e max 100 kg di bombe
Peso kg 1600 – 1650.

Il modello
Realizzato in scala 1:8,38 in legno con copertura in tessuto di nylon, interamente lavorato a mano e con materiali vari. Sono stati impiegati legno di Balsa; Pero; Pioppo ed Ayouse, oltre ai materiali metallici del caso, quali lamiera di alluminio da 0,30 – a 1 mm, lamiera di ottone per gli strumenti barre e filo metallico . L’esemplare costruito riproduce l’unico (che si conosca) replicato e tutt’ora volante.
In abitacolo, sono stati riprodotti gli strumenti  del tempo che consistevano in un contagiri, un anemometro, un orologio, uno sbandometro, una bussola. Di questi i più attendibili  erano  la bussola, che di norma era montata sulla semiala inferiore  dx  o in fusoliera lato dx,  in sospensione giroscopica e l’orologio meccanico che veniva caricato prima della missione. Nel  modello sono stati riprodotti  funzionanti : l’orologio ( che non è meccanico ma elettronico … ovviamente), la bussola, del diametro di 18 mm e lo sbandometro a pallina immersa in liquido.
Infine i comandi di barra, pedaliera e manetta sono perfettamente funzionanti, in quanto collegati ai rispettivi servi.
Complessivamente sono state impegnate circa 250 ore di lavoro.
Dati tecnici del modello:
Apertura alare sup.  mm  1860
Apertura alare inf.    mm  1750
Lunghezza f.t.          mm  1200
Peso in o. v.             gr.    3.900
Motore  Magmum  61 Pro.