sabato 17 marzo 2012

Documentari del 1960 a colori...italiani...da non perdere!!!

Cari amici, oggi ho il piacere di mostrarvi alcuni filmati, anzi cimeli video da vedere assolutamente. Sono alcuni documentari sull'aeromodellismo realizzati dal Sig. Baldi nei primi anni '60, in cui potrete ammirare le radio a reed, non proporzionali ma a pulsanti com il loro servi stile "bang-bang" e tanti mearavigliosi modelli d'epoca, il tutto con una qualità video e cura notevoli. In più troverete dei video dimostrativi realizzati sempre nel 1960 , atti a diffondere l'aeromodellismo tra i giovani (e la cosa deve far riflettere...), il tutto condito dall'essenza vintage di un aeromodellismo puro. Successivamente, troverete i video in più parti sulla cronaca del campionato del mondo di F3a del 1962!
Altri video del genere li troverete sul canale di sandrinovola su youtube al quale vanno i miei ringraziamenti per averli condivisi. Grazie quindi a Sandrinovola, al Sig. Baldi per questi meravigliosi reperti e agli amici del Gruppo Mach Aurora di Milano. Buona visione!!!

http://www.machaurora.it/

giovedì 15 marzo 2012

FRENI ELETTRICI KAVAN

Testo e foto di Sandro Cacciola

Utilizzare una calamita temporanea (magnete) per indurre la frenata sulla coppia di ruote alari di un aeromodello non è una novità: già se ne parlava diversi anni or sono, ma è solo grazie alla possibilità di utilizzare nuovi materiali e batterie più performanti, che oggi è possibile dotare i nostri modelli di questi dispositivi. Ho avuto il piacere di poter provare i dispositivi di frenata elettro-magnetica della Kavan (http://www.kavanrc.com), uno dei maggiori produttori mondiali di prodotti destinati al modellismo dinamico.



Il kit
Il kit è molto spartano ed estremamente semplice nel suo utilizzo: la corrente elettrica fornita da una batteria (che può essere anche quella della ricevente, ma non è consigliato) attraversa i fili di una bobina e genera un campo magnetico che va ad attirare verso di sé un disco di metallo solidale con la ruota. L’attrazione del magnete fa sì che il moto di rotazione della ruota in fase di atterraggio dell’aeromodello venga ridotto progressivamente fino al completo bloccaggio.
I freni Kavan sono composti da una bobina elettromagnetica contenuta in un tamburo di acciaio zincato e un disco freno di materiale ferroso con rivestimento di alluminio. Il diametro del magnete è di 40mm ed uno spessore di 15mm con asse da 6mm (ordinabile fino a 12mm) per un peso (la coppia) di 130grammi. I freni una volta attivati hanno fatto registrare un consumo di 1amp con 7watt di potenza.
Il disco freno è dello stesso diametro e deve essere reso solidale al cerchio della ruota del carrello. Per far questo i dischi freno hanno delle “alette” che dovrebbero incastrarsi sul cerchio (cosa che a mio parere risulta però abbastanza approssimativa ed è fonte di rotazioni indesiderate se le piccole alette mancano la presa). Per questo consiglio o di bloccare i dischi forniti da Kavan al cerchio della gomma (con due bulloncini passanti o con un pò di buona e e resistente colla…). Il collegamento alla batteria avviene tramite due fili (rosso e nero) e per “pilotare” i magneti è possibile acquistare un apposito interruttore elettronico che ha in listino Kavan (l’articolo n.0243 che costa 19€) e che va inserito su un canale libero della ricevente. I due freni possono però essere comandati anche in maniera “proporzionale” utilizzando un normalissimo regolatore per motori a spazzole (magari che abbiamo dimenticato da tempo in un cassetto). Per far questo basterà collegare il regolatore ad un canale della ricevente, collegare le batterie ausiliarie al regolatore (i freni accettano correnti da 4,8 fino a 9v) e comandare la frenata tramite lo stick del comando a picchiare del radiocomando. Questo ci consente di variare l’intensità di attrazione del magnete (e dunque della frenata) all’aumentare della quantità del comando a picchiare. Questa è la soluzione che più mi ha soddisfatto.

Assemblaggio
Semplicissimo l’assemblaggio dei freni: si inserisce sul mozzo della ruota prima il magnete (che ha una sua brugola che deve essere stretta per evitare che ruoti); poi si inserisce il disco frenante ed infine la ruota. Il disco frenante (che ricordo deve essere bloccato alla ruota) dovrà avere rispetto al magnete un “gioco” di appena mezzo millimetro per avvertire da subito l’attrazione e la frenata.
Unico problema di questi freni sono i fori per i mozzi: sono disponibili da 6, 8,10 e 12mm ma già il foro più piccolo (quello da 6mm) è molto grande e per i comuni mozzi dei carrelli necessita di boccole di alluminio per portarli a dimensioni standard (4 o 5mm). Ognuno in questo caso si dovrà prodigare (basta un pezzetto di tubo di alluminio con diametro esterno 6mm…).






Funzionamento
I freni Kavan li ho provati su un L39 del peso in o.d.v. di circa 6kg ed erano alimentati a 8,4v (2 lipo) e devo dire che l’azione frenante è efficiente ma non assolutamente paragonabile con i freni ad aria. Questi elettromagnetici, se utilizzati su un modello di peso maggiore (diciamo un classico di 9-10kg) non riusciranno a bloccare immediatamente il modello in fase di atterraggio ma l’azione frenante comunque aumenterà 

man mano che la velocità a terra diminuirà. Sostanzialmente un prodotto in linea con le aspettative e con un prezzo decisamente abbordabile. Qualche perplessità per il foto da 6mm dell’asse che ha poco riscontro nella maggior parte dei carrelli, sia elettrici che ad aria, ed il sistema di bloccaggio del disco al cerchio della ruota.

Sandro Cacciola



FRENI ELETTRICI KAVAN

Tipo:
Freni elettromagnetici
Adatto a:
Modelli da 3 a 9kg di peso
Peso :
130 grammi la coppia
Dimensioni:
Disco da 40mm diametro e 15mm di spessore
Voltaggio operativo:
4,8—9 volts
Produttore:
Prezzo indicativo:
41 euro

mercoledì 14 marzo 2012

Il Pulso...

Oggi vi mostriamo i filmati si Massimo Martina riguardanti i suoi spettacolari e bellissimi pulsogetti!
Il pulsogetto è un motore con un'architettura relativamente semplice ma particolare e soprattuto molto spettacolare. Il motore in questione vide luce per la prima volta sulle V1 tedesche, le famose bombe volanti.
Nel dettaglio vedremo innanzitutto un fantastico F104 costruito da scatola Zmodel, motorizzato con un pulso autocostruito da 4Kg di spinta. Successivamente vedremo un G91 Pan, anche in volo di sera con le fiamme dello scarico e il tubo incandescente in evidenza e per finire un Sagittario...bene alzate il volume e godetevi i pulso di Massimo a cui faccio i miei personali complimenti per i suoi modelli e per il pilotaggio!


martedì 13 marzo 2012

lo Xidio

Lo Xidio
L'idea di un aliante da termica ha iniziato a formarsi, nel momento in cui si è delineata la strada che avrei intrapreso nel mondo dell'aeromodellismo. Dopo diverse realizzazioni, di diversi generi, dai jet tipo l'MB339, ai più pacifici 3 assi tipo il citabria, la mia attenzione si è concentrata sugli alianti.
Responsabile di ciò sono state anche alcune riedizioni dei primi numeri di Modellismo, del 1945, in cui il grosso della produzione erano veleggiatori, che subito hanno catturato il mio interesse. Da qui alla realizzazione è passato il numero di Modellismo sulla cui copertina faceva sfoggio (non molto a dire il vero) lo Xidio, di Mauro Capodaglio. I miei tempi costruttivi sono biblici, dopo un paio di mesi passati a rimirare e studiare il progetto e l'articolo in cui Capodaglio esponeva la sua realizzazione, mi sono deciso a compilare una lista dei materiali. Detta lista si è convertita in ordine presso jonathan e modelberg (non sia mai che si possa fare uno stesso ordine con tutto quello che serve) nell'occorrenza del natale 2010. Dopo ulteriori settimane passate a pianificare la costruzione, ho iniziato col taglio delle centine, realizzate col classico metodo del pacchetto. Il resto della costruzione è proceduto con la mia consueta lentezza, anche perchè, ci tengo a precisare, questa è la mia prima costruzione in balsa rivestita con Oracover.






                                                      La costruzione è proseguita in modo abbastanza lineare, senza contrattempi di sorta. Anche la temuta operazione di copertura non ha riservato grandi sorprese, il termoretraibile usato per il rivestimento, l' Oracover, ha fatto il suo dovere è, termorestringendosi, sotto l'azione del ferro caldo, ha cancellato ogni piega o grinza di sorta dalla copertura modello.


Il giorno più temuto per me (come credo per ogni aeromodellista che costruisce i propri modelli) è sempre il giorno del collaudo. Nel mio caso si tratta di una vera e propria agonia, un supplizio. Il tutto si svolge con modalità fantoziane, i sintomi sono sempre gli stessi, si comincia con cali di pressione, colorito cadaverico, tremori alle estremità, incapacità di compiere le azioni più semplici, quali il corretto montaggio del modello (provato a casa decine di volte, per non avere sorprese sul campo!). La fortuna vuole che in queste condizioni, io non debba anche collaudare il modello. In questa fase mi assiste sempre il mio amico Antonio Di Giacomo, il quale ogni volta, si presta, dopo varie insistenze, all'ingrato compito di farsi carico del primo volo. Come, anche per i collaudi degli altri modelli, la mia pignoleria nella messa a punto viene premiata e il volo risulta pulito e senza difetti evidenti.

Luca Rizzuti
 

" Dyed in the wool " documentario sull'aeromodellismo

vi ripropongo il promo di uno stupendo documentario sull'aeromodellismo...da non perdere



F 14 TOMCAT Park Jet

Riproduzione in Depron F 14 Tomcat realizzato quasi interamente in Depron. Come potete notare, è stato anche fatto uso di tondini in carbonio sia per i due semilongheroni delle ali che per i piani di coda che come nell’aereo vero hanno la funzione di tailerons.
Il modello riproduce il velivolo n°202 dello Squadron VF-84 Jolly Rogers imbarcato sulla portaerei Nimitz nei primi anni 80.
Per la finitura, sono state usate lacche acriliche all’acqua e colori a smalto Humbrol, mentre le decals sono state stampate su normale carta adesiva.
Come potete notare dalle foto ho cercato di dare un minimo di dettaglio, realizzando il cannone Vulcan da 30mm sul muso, il sensore infrarosso sotto il radome, vari scarichi e griglie di sfiato; le luci di navigazione e quelle di formazione ad intensità variabile,quest’ultime ottenute con normalissima carta gommata , e le antenne sul dorso della fusoliera. Qualche pannellatura e le chiodature ove necessario completano la finitura.

Il ventre del modello è ricoperto con carta bianca da 80gr e vinavil diluita. Gli stessi rinforzi sono stati fatti per i bordi d’entrata per le ali e i tailerons.
Il radome è realizzato in polistirene mentre la cappottina è stata ottenuta laminando diversi pezzi in depron da 6mm; entrambi sono stati trattati dapprima passando una mano di stucco francese (per muri) diluito e successivamente dopo aver carteggiato il tutto, della vinavil diluita.
Potete trovare il disegno costruttivo e tanto altro materiale sul sito  http://www.parkjets.com
SCHEDA TECNICA:
ap.alare Freccia max 60cm
ap.alare Freccia min 98cm
lunghezza              97cm
peso                   620g
motore Himodel 240912T da 1570 g/v con elica  7×6
celle   3S  1300mA
servi ali=Hitec HS-81MG; Tailerons Blue Bird 9g



CAP 231

Ancora un modello inviatoci da Antonio Russo.
Un CAP 231 a cui ha sostituito l'originale ala in polistirolo rivestito, con una in balsa rifatta da zero.
Apertura Alare 180cm , motorizzato con un  91 2T, cloche e manetta vengono azionate con gli stessi servi delle parti mobili.
Complimenti ad Antonio e restiamo in attesa di altre foto!







lunedì 12 marzo 2012

CO-PILOT II - FMA

Testo e foto di Sandro Cacciola

Imparare a volare in sicurezza, provare figure acrobatiche senza rischiare di compromettere il modello, mantenere l'assetto giusto anche in presenza di vento sostenuto... impossibile? Assolutamente no se per apprendere i rudimenti di questo affascinante hobby avete a fianco un bravo istruttore. Ma se, al contrario, vi trovate a volare da soli dopo le prime lezioni al campo di volo e vi volete sentire più sicuri, il dispositivo della FMA (http://www.fmadirect.com) che ho avuto il piacere di provare è quello che fa per voi.
Sto parlando del nuovissimo modello del Co-Pilot II di FMA che è in distribuzione sul mercato in questi giorni, e che rispetto al precedente CP4 fa un notevole salto di qualità.
Prima di passare ad illustrare le specifiche tecniche, come funziona e cosa può fare questo dispositivo elettronico una volta montato su un aeromodello (oppure su un elicottero in quanto il funzionamento e l’affidabilità rimangono identici), mi preme precisare a chiare note, a scanso di equivoci, che non stiamo assolutamente parlando di un pilota automatico (come quello dei veri aerei!) ma di un dispositivo capace di "livellare" il volo del nostro aeromodello togliendoci d'impaccio nel caso in cui venga perso l'assetto o manovre errate. Questo consente al pilota di ottenere di nuovo la padronanza del modello in volo.
Il dispositivo in questione, pur piccolo in dimensioni e peso (40 grammi in totale), ha notevoli potenzialità che, se sfruttate a pieno e dopo un buon training per il settaggio, consentono anche al pilota esperto di provare manovre di volo con una maggior sicurezza.

IL KIT

FMA distribuisce il nuovo Co-Pilot II in tre set: combo 1 che prevede il computer di bordo, il sensore posteriore, il router IRNet e il programmatore; combo 2 in cui viene aggiunto il sensore verticale; il combo 3 che aggiunge anche l'interfaccia USB per il Pc utilizzata per aggiornare il software del programmatore. La connessione tra programmatore e apparato di bordo di Co-Pilo II avviene tramite infrarossi e senza dunque necessità di collegamenti via cavo: questo consente di effettuare al campo e in casa tutte le verifiche di settaggio accendendo solo la ricevente.

I COMPONENTI DA INSTALLARE

Il Co-Pilot II Fma si installa con una semplicità disarmante: il computer di bordo (19 grammi con dimensioni di una piccola ricevente) ha gli ingressi per 4 servocomandi + un interruttore per attivare e disattivare il Co-Pilot, l'ingresso del sensore posteriore, per quello verticale e per il router di connessione; dall'altra parte ci sono le uscite per i rispettivi canali che vanno alla ricevente. Non è importante, per l'installazione, seguire i numeri dei canali sulla radio e sul mini computer, ma è ovviamente necessario rispettare le entrare e le uscite (1 con 1, 2 con 2 ecc.). Sarà il dispositivo stesso a verificare a che comandi corrispondono i servi collegati! Ogni componente dispone di"occhi" ad infrarossi (2 nel sensore verticale e quattro in quello posteriore) indispensabili per valutare l'assetto del modello in volo. Il sensore verticale di deve fissate sul fianco del modello in una zona che non ostacoli sopra e sotto la visuale dei sensori; quello posteriore va sotto (o sopra) al modello avendo cura anche in questo caso di verificare che i quattro sensori abbiano libera visuale (in questo caso FMA consiglia di effettuare il montaggio a 45 gradi, cosa che evita appunto di avere zone coperte. A questo proposito va sottolineato che è caldamente consigliato il montaggio anche del sensore verticale in quanto è questo che ci consente di ottenere il pieno controllo dell'aereo anche in caso di volo rovescio. Il sensore posteriore con i quattro "occhi" a infrarossi è deputato, invece, a sorvegliare tutti gli altri assetti (avanti e dietro, destra e sinistra).

COME FUNZIONA

Ho testato il Co-Pilot II installandolo su un Acromaster della Multiplex, un modello medio per acrobazia e 3D. Applicati i due sensori con biadesivo nelle posizioni che si possono vedere in foto, ho programmato il dispositivo in maniera da poterlo inserire e disinserire tramite un interruttore della radio. La programmazione è molto intuitiva in quanto basta rispondere con scelte precise alle domande che il software ci pone: con un po' di attenzione e di pratica si riesce a settare il dispositivo con le opzioni di base. A questo riguardo mi preme però chiarire che, al di là dell'uso di "sicurezza in volo" che se ne può fare, il Co-Pilot II è un dispositivo dalle grandi potenzialità in quanto offre tutta una serie di opzioni come il volo a coltello (a scelta con ala sinistra o destra bassa), volo rovescio, hovering che è possibile settare in modo da compiere queste figure con maggior facilità. E' evidente però che per far questo occorre leggere attentamente le istruzioni che sono (ovviamente) in inglese. Tornando alla prova va specificato che il Co-Pilot funziona con la scelta della priorità: la sua azione correttiva avviene dal momento in cui il pilota rilascia gli stick del radiocomando facendoli tornare in posizione neutra: è da questo momento che il computer legge tramite i sensori la posizione del modello e lo riporta in assetto. E' evidente che il dispositivo lascia la possibilità di pilotare l'aereo ma in questo caso si deve decidere a priori qual è la percentuale di comando che esclude il Co-Pilot (se optiamo per un 90% ad esempio l'aereo risulterà più manovrabile e il computer prenderà il controllo solo in modo ridotto; al contrario scegliendo una percentuale di controllo minore (come un 40%) ci ritroveremo con un modello che ad ogni accenno di virata o cabrata all'immediato ritorno dello stick a zero viene quasi subito livellato... E' da consigliare, dunque, proprio per evitare l'ingovernabilità del modello, l'adozione di un interruttore per comandare l'entrata in funzione del Co-Pilot.
Contro lo scetticismo dei frequentatori del campo di volo, abbiamo subito dimostrato, al contrario, l'utilità di questo dispositivo: una volta in volo abbiamo messo volutamente il modello in vite ad una quota di sicurezza e una volta azionato l'interruttore abbiamo tolto le mani dagli stick della radio: immediatamente (anche un po' troppo bruscamente la prima volta a causa di un settaggio errato) il modello si è rimesso in volo livellato recuperando il normale assetto. Stesso comportamento per situazioni al limite come volo rovescio, volo a coltello, salita in verticale: da tutte queste situazioni il modello ne è uscito incredibilmente recuperando l'assetto orizzontale. Abbiamo riscontrato però nelle prime prove che se non regolato bene il valore di intervento della correzione di assetto il modello tende a procedere con piccole e continue correzioni tra cabra e picchia, sintomo che il computer è alla continua e precisa ricerca della quota che si traduce in un fastidioso beccheggio. Comportamento che quasi scompare al diminuire della sensibilità. Tra le tante opzioni per il recupero dell'assetto c'è anche la possibilità di scegliere l'angolazione di salita o discesa (oppure neutro) che avrà il modello: se optiamo ad esempio per +2gradi il modello quando enterà sotto il controllo del Co-Pilot assumerà un'incidenza a cabrare di appunto +2 gardi; al contrario se tariamo il computer a -2 gradi il modello effettuerà un rateo di discesa con angolazione di -2 gradi. Il valore 0 significa volo livellato costante.
Punteggio dunque più che positivo per questo Co-Pilot da consigliare in particolare ai principianti. Unico difetto che abbiamo riscontrato è la facilità con cui il collegamento tra programmatore e computer di bordo venga perduto: perchè i settaggi a terra possano avvenire è indispensabile che i due dispositivi possano "vedersi" senza avere ostacoli tra loro.
Il dispositivo è già acquistabile direttamente dal sito di Fma in diverse combinazioni al cui costo vanno aggiunte le spese di spedizione dagli Usa (circa 25 euro per il Co-Pilot II).



CO-PILOT II - FMA

Tipo:
Copilota per recupero assetto in volo
Adatto a:
aerei ed elicotteri
Peso :
40 grammi tutto compreso
Voltaggio operativo:
3.5-9 V
Assorbimento:
10Mah
Dimensioni:
90x35x35mm
Accessori:
Sensore verticale, computer di bordo, IR Infrarosso, programmatore (opzionali sensore verticale e cavo PC aggiornamento software)
Produttore:
FMA Direct (http://www.fmadirect.com/)
Prezzo indicativo:
170-180 euro (acquistabile direttamente sul sito di FMA) + spedizione

Sandro Cacciola

Short SC-7 Skyvan

Questo è un modello che ho realizzato quest’estate e nato attorno all’idea di lanciare dei paracadutisti o altro…e riproduce il simpatico SHORT SC-7 Skyvan.Il modello che ha un’apertiura di 142 cm, è stato fatto rapidamente per far si che potessi portarlo ad un raduno quì in zona e così sono partito dal progetto di Emanuele Stival, ho apportato qualche modifica costruttiva in quanto ho aggiunto il vano con relativi sportelli per i paracadutisti ed infine ho aggiunto anche l’impianto luci…nel video lo vedete provvisorio e a causa della lunghezza limitata dei cavetti, non ho potuto portare le luci alle estremità alari…ma d’altronde era solo per porvare, ma l’effetto è stato abbastanza soddisfacente.La costruzione è interamente in Depron con rinforzi e longheroni in balsa e betulla.Come motorizzazione ho optato per un paio di Keda da 1500kv che mi offrivano una buona scelta di potenza per ottimizzare l’impianto e alla fine ho optato per due APC 6×4 che consumano poco e sono efficientissime..anzi tirano anche troppo bene i 700g di modello. Come potenza siamo inotrno ai 120W. Per la colorazione ho optato per un esemplare realmente esistente, o almeno mi ci sono avvicinato. Il modello infatti riprende i colori si un esemplare in forza ad una compagnia canadese che li usa ovviamente per lavoro aereo e lo skydiving..ovvero il lancio paracadutisti. Mancano ancora le nache motore che farò più in là.

Il modello vola bene ma la fusoliera tozza e grossa fa sentire tutta la sua forza resistente soprattutto in atterraggio che è un pò impegnativo in quanto si deve atterrare veloci altrimenti si rischia di perdere di colpo velocità.
Il modello è leggero, tozzo ha ali con elevato allungamento e anche necessariamente un pò svergolate. Per il resto in volo è perfetto, stabile anche con vento, manovriero al punto giusto e molto realistico…peccato che nel video uno dei paracadutisti si sia pentito di uscire ed è ritornato a casa…forse ha fatto la cosa giusta in quanto gli altri due sono andati in termica e son spariti eheheh..errore mio dovevo lanciare più basso

link progetto: 

www.emanuelestival.eu/aero/download.htm






www.antoniodigiacomo.com

AV 8 B Harrier II PLUS - seconda versione

Un'altra particolarissima e fantastica riproduzione targata Martinucci.. un Harrier a ventola intubata a scoppio che come il fratellone reale, può effettuare decollo e atterraggio verticali, con gli stressi sistemi di spillatura dell'aria. Eccovi un paio di foto, seguendo il link del sito ne troverete altre compreso un filmato del test di volo in hovering e le foto della priam versione di questo spettacolare modello


La versione successiva di questo modello ha beneficiato in maniera evidente dell'esperienza della prima. Abbiamo realizzato nuovi creatori per una fusoliera più precisa e leggermente più grande, e divisa in più pezzi da assemblare dopo lo stampaggio; il cono di prua, il corpo centrale, le carenature degli ugelli di scarico, la carenatura dell'ala sul dorso fusoliera, la deriva e il poppino di coda.

continua su:

domenica 11 marzo 2012

Fiat G91 Turbine Jet by Martina Massimo

Cari amici, eccovi lo splendido Fiat G91 a turbina del nostro amico Massimo Martina realizzato da kit Zmodel. Non servono commenti per questa meravigliosa riproduzione ed elegantissimo volo, complimenti davvero per la costruzione e per il pilotaggio, bello e molto realistico!

Dati tecnici:
Fiat G91 kit Zmodel
Turbina Frank Turbine Tj-74S
Ap.alare: 1,6m , Peso: 10,5Kg
Pilota: MARTINA MASSIMO Camera: MARTINA SERGIO
Campo Volo GAL 2008, Lestans (PN) - Italy

sabato 10 marzo 2012

CARRELLI RETRATTILI ELETTRICI GIEZENDANNER

Testo e foto di Sandro Cacciola

Sono facili di installare, in generale meno pesanti e necessitano solo del collegamento elettrico. E’ per questo motivo che sempre più spesso il modellista si affida ai carrelli retrattili elettrici per equipaggiare il proprio aeromodello. In questi giorni ho avuto la possibilità di provare quelli dell’azienda Giezendanner Technik con sede a Volketswil in Svizzera, distribuiti in Europa da Lindiger (http://www.lindinger.at), negozio on-line di prodotti per modellismo (ma ordinabili direttamente anche da Giezendanner Technik) accessori sicuramente degni di essere presi in considerazione al momento della scelta. Premetto che il modello che ho provato è quello “standard” in quanto da poco sono disponibili gli stessi kit ma equipaggiati con elettronica di funzionamento e gestione digitale.
Ma veniamo al prodotto: la Giezendanner Technik (www.giezendanner-technik.ch) ha a listino tre tipologie di retrattili: quelli per modelli fino a 5kg di peso, 7kg e 12kg. Per il modello fino a 7kg di peso del modello sono disponibile anche quelli per elicottero e rotazione di 100°. Tutti gli altri hanno la rotazione fissa (e non regolabile) di 90°. I set in vendita prevedono la terna completa, solo gli alari oppure solo quello anteriore sterzabile. Le dimensioni del corpo sono 60mmx28 ed una profondità di 32mm con un perno gamba carrello da 4,8 mm. Va precisato che questi carrelli, a differenza di altri hanno il motorino sulla parte sinistra che sporge dal corpo di fissaggio (si vede nelle immagini); questo necessita di adattare i supporti alari in quanto altrimenti non riuscirete (come è accaduto a me!) ad inserirli. Qui ognuno può adottare il sistema che preferisce. Ovviamente le gambe non sono comprese e sul sito di Giezendanner Technik potete trovare solo quelle in acciaio.
I retrattili Giezendanner Technik si basano su anni di esperienza e sono realizzati in leggera struttura metallica e plastica rinforzata particolarmente resistente agli urti anche per impegni gravosi. Hanno un tempo di retrazione attorno ai 5 secondi che li rende realistici. Non occorrono ovviamente servocomandi ma (e questa è l’unica cosa che mi ha lasciato perplesso) necessitano di una centralina elettronica per essere attivati che va ordinata a parte. Ho avuto modo di provare anche altri carrelli elettrici il cui funzionamento non necessitava di ulteriori dispositivi. Comunque nessun problema e installazione semplicissima.
Il meccanismo di ritrazione si avvale di un motorino che è ospitato nel corpo carrello; durante il funzionamento a fine corsa il dispositivo è dotato di una frizione che slitta e segnala alla centralina l’avvenuta rotazione la quale provvedere ad interrompere l’alimentazione. Questa viene fornita direttamente dalle batterie del ricevitore o, se si desidera, si può utilizzare anche una batteria ausiliaria. La tensione di utilizzo va da 4,8 a 6v con assorbimenti attorno ai 200mah. E’ sottinteso che si utilizzano gambe carrelli e ruote pesanti è consigliato installare una batteria dedicata ai carrelli da almeno 500mah ed è inoltre consigliato montare anche i due elastici (forniti nel kit) che si collegano a due appositi perni e che permettono in fase di ritrazione del carrello di “aiutare” il meccanismo a sollevare le ruote più pesanti. Semplice ma efficace.
Il funzionamento sul campo (li abbiamo installati su un modello del peso di circa 6kg.) si è dimostrato all’altezza delle aspettative. I carrelli si sono di buona fattura ed il gioco è molto limitato. Dopo qualche volo sono ancora  ben fermi con giochi limitati (al nostro campo abbiamo comunque una pista mattonellata…). Devo infine precisare che il prodotto ha però oggi sul mercato diversi concorrenti agguerriti. Dalla parte dell’azienda Giezendanner Technik c’è però la disponibilità a listino di diverse tipologia di dispositivi a seconda del peso del modello che, come accennato, può arrivare fino a 12kg!

Sandro Cacciola

CARRELLI RETRATTILI ELETTRICI GIEZENDANNER

Tipo:
Retrattili elettrici
Adatto a:
Modelli da 5 a 12kg di peso
Peso :
62 grammi cadauno (senza gambe e ruote)
Dimensioni:
60mm x 28mm x 32mm
Voltaggio operativo:
4,8—6 volts
Produttore:
Giezendanner Technik (www.giezendanner-technik.cht)
Prezzo indicativo:
240 euro

Fiat G91 EDF by Antonio Di Giacomo

Questa piccola riproduzione del noto G-91 è totalmente in Depron. Il lavoro di sviluppo ha portato ad ottenere un modello molto leggero, facile e realistico utilizzando delle semplici ventole economiche. L’apertura alare è di 68cm per un peso che oscilla tra i 300 e i 380g…ma ancora con ampi margini di “personalizzazione”. Realizzato a mano (niente CNC), con la fusoliera senza ordinate (a parte quella porta ventola in balsa), a guscio in Depron formato a “freddo” curvato a mano.
La fusoliera si divide in due parti in corrispondenza del gruppo ventola proprio per facilitare l’installazione e l’eventuale manutenzione della stessa e il fissaggio delle parti è assicurato da un semplice velo di colla UHU Por. Questo sistema permette poi, passando leggermente la punta di una lama lungo la linea di giunzione, di dividere facilmente i due tronconi della fusoliera. Essendo una riproduzione (ed io un pignolo) ho provveduto a realizzare abitacolo e cappottina in materiale plastico termoformato e nelle foto si può notare come il casco del pilota sia simile al modello P4-A2 utilizzato dai piloti AM dell’epoca oltre al dettaglio del seggiolino.Sulla cappottina vengono stampati i frames per facilitare anche il lavoro di verniciatura degli stessi, oltre a donare quel leggero tocco in più di realismo.

altre foto e filmati li trovate sul mio sito

 
Antonio Di Giacomo

da Antonio Russo riceviamo altre foto relative al suo Piper Cheeroke da 220cm di apertura alare. Antonio ha dotato il suo modello di luci, Flap a due posizioni e riprodotto l'abitacolo. Bravo Antonio...attendiamo altre foto dei tuoi modelli!  e anche voi che leggete...perchè non ci mandate le foto dei vostri modelli???